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Parto naturale dopo cesareo: è possibile! (VBAC)

7 aprile 2017
parto naturale dopo cesareo

Parto naturale dopo cesareo: è possibile? Sì, 6 donne su 10 ce la fanno.

Si può fare un parto naturale dopo  un parto cesareo? Sembra proprio di sì: anche se il vostro primo figlio è nato a seguito di un taglio cesareo, non è detto che anche i parti successivi debbano avvenire secondo le medesime modalità. Come potete leggere sul documento “Linee guida parto VBAC” prodotto da AOGOI (associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani), è possibile tentare il cosiddetto travaglio di prova.

Il parto naturale dopo cesareo (detto anche VBAC, dall’inglese Vaginal Birth After Cesarean) è possibile per un minimo di 6 ed un massimo di 8 donne che provano a far nascere per via vaginale il proprio bambino nonostante un pregresso cesareo.

I casi però vanno valutati singolarmente: se infatti si ripresentano le condizioni che hanno fatto sì che il precedente parto fosse un cesareo, anche il successivo molto probabilmente lo sarà, pena un cesareo d’urgenza che in molti casi si rivela problematico.

Ma quali sono i casi per cui non è possibile ricorrere al VBAC?

Molti ginecologi non se la sentono di incoraggiare la mamma ad un VBAC se nel precedente parto erano stati riscontrati ad esempio limiti fisiologici (vedi ad esempio un bacino molto stretto), oppure se durante il primo cesareo si erano verificate complicazioni, come un’infezione grave, che potrebbe aver comportato una cicatrizzazione imperfetta della ferita.

Anche un bambino molto grande, una gravidanze gemellare, o la stessa posizione podalica possono compromettere un VBCA, e comunque difficilmente i medici se la sentono di “rischiare”, per non andare incontro a conseguenze spiacevoli.

Parto naturale dopo cesareo e rottura dell’utero

La paura più grande per chi decide di tentare un parto naturale dopo cesareo sta proprio nel rischio di rottura dell’utero, un imprevisto molto raro ma… possibile. Essendo che comunque l’utero ha subìto un taglio, nella zona della cicatrice il tessuto è generalmente poco elastico, e potrebbe non resistere alle contrazioni. Ovviamente, se questa situazione si dovesse verificare, sarebbe un’emergenza da gestire nel migliore dei modi, per causare meno danni possibili sia alla mamma che al bambino. La temuta conseguenza di una rottura dell’utero sarebbe quello di incorrere in emorragie, che potrebbero richiedere trasfusioni di sangue o, nel peggiore dei casi, anche l’asportazione dell’utero. Questa situazione si verifica però molto raramente, ovvero solo nello 0,5% dei casi, e  comunque più tempo è passato dal precedente cesareo e minori saranno i rischi. Generalmente dopo 2 anni dal taglio cesareo non ci sono complicazioni.

L’utero è un muscolo resistente e forte, e non si romperà mai all’improvviso: se la cicatrice inizia ad aprirsi, un bravo medico se ne accorge tempestivamente, e tempestivo sarà l’intervento per limitare i danni.

Ecco perché è sempre consigliabile di rivolgersi ad un ospedale di II livello, in modo da aver garantita un’alta assistenza e la disponibilità immediata di sangue,  un anestesista e un’equipe chirurgica presenti 24 ore su 24 nonché una sala operatoria sempre disponibile. Ecco perché è sempre bene confrontarsi con l’ospedale prima di decidere di non partorire con cesareo programmato, e valutare l’idea di stilare il proprio Piano del Parto.

Il Piano del Parto: cos’è e come si prepara?

Il piano del parto è un documento scritto e firmato tra la mamma e l’ospedale in cui ha deciso di partorire ( o il ginecologo/ostetrica che la segue). La mamma stilerà il suo piano del parto e lo autofirmerà, dopodiché lo proporrà al personale sanitario e ne discuterà insieme. Sul piano del parto la mamma può scrivere tutte le pratiche mediche che non desidera ricevere in fase di travaglio ed espulsione, come ad esempio il volere di non subire episiotomia o manovra di Kristeller, oppure il taglio ritardato del cordone ombelicale, o ancora la richiesta del rooming in o il divieto di somministrare liquidi previo consenso della mamma.

Stilare un piano del parto è un diritto, e non dovete avere remore nel pretendere di farlo valere.

Potreste anche trovare interessante l’approfondimento sull’anestesia epidurale “Epidurale: sì o no? Opinioni a confronto. Ecco cosa sapere.

VBAC e Innecesareo

Aprile è il mese della consapevolezza sul cesareo (CAM Cesarean Awareness Month), che in Italia registra ancora un tasso altissimo. Sono tante le associazioni che supportano quelle mamme che vogliono avvalersi del proprio diritto a partorire naturalmente. Tra le tante vi consigliamo di visitare il sito Innecesareo.it, una ONLUS volontaria, senza scopo di lucro, apartitica e aconfessionale, che ha l’obiettivo di aiutare le partorienti a tutelare la loro stessa salute e quella del proprio bambino, nonché di sensibilizzare sull’incidenza molto alta dei  cesarei innecessari. Innecesareo promuove e supporta il VBAC, offre sostegno emotivo post cesareo o parto medicalizzato, e vuole essere di aiuto anche nel favorire risveglio e consapevolezza femminile, libertà di scelta e potere nel parto.

Qualsiasi sia la strada che vi porterà a stringere tra le braccia il vostro meraviglioso bambino, l’importante è che possiate godervi il viaggio, che sia un viaggio che vi veda sicure di voi stesse, che vi veda rispettate e tutelate. Auguri!

Loredana Amodeo

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