Quando mio figlio è approdato in prima elementare, sapeva già contare e risolvere gli enigmi dei videogiochi per bambini ma, a differenza di molti suoi coetanei, sapeva a malapena scrivere il suo nome.
A metà anno scolastico viaggiava spedito con le addizioni e le sottrazioni, ma il suo quaderno di italiano era più rosso che blu. Per fortuna la sua maestra, che è una di quelle che sanno come si fa questo lavoro, a suon di faccine felici accanto ai compiti è riuscita a non abbattere la sua autostima. A dargli l’incoraggiamento necessario per continuare ad applicarsi in una materia che… diciamo che non gli piaceva.Questo è stato l’andazzo di tutta la prima elementare.
Arrivati in seconda le cose sono andate anche peggio perché c’erano da mettere un sacco di “H” e di doppie. E lui non metteva niente. In più, leggeva molto lentamente. Pur avendo un’ottima padronanza di linguaggio e conoscendo tutte le regole grammaticali, non riusciva a ottenere buoni risultati. Allora come genitori abbiamo iniziato a prendere la questione un po’ più seriamente e ci siamo chiesti cosa potevamo fare per aiutarlo o cosa stavamo facendo di sbagliato.
I videogiochi non sono sempre il male
Verso la fine dell’anno, abbiamo individuato alcuni step necessari per aiutarlo a recuperare tutta la grammatica che si era lasciato dietro e a rimettersi in pari con il resto della classe (cominciava anche lui a notare una sconfortante differenza).
Come prima cosa ci siamo resi conto che Diego non leggeva abbastanza. In fase di apprendimento di una lingua, che sia quella madre o un’altra, leggere è fondamentale per fissare il modo in cui si scrivono le lettere e si compongono le parole. Lui ascoltava un sacco di storie e la lezione della maestra con attenzione, ma non leggeva mai nulla al di là dei testi scolastici. Perché?
Perché leggere gli faceva fatica e così tutti i libri erano diventati sinonimo di NOIA. Abbiamo provato a portarlo in libreria, affinché scegliesse da solo quello che gli interessava, una qualsiasi cosa. Niente. L’abbiamo portato in biblioteca, perché potesse spaziare liberamente fra tanti generi diversi. Niente. Gli abbiamo comprato dei libri quotati: “Me li leggi, mamma?”. Disperazione, da non saper più come fare.
Da quello che posso capire frequentando diversi gruppi di mamme online, questo è un problema riscontrato da molte e relativo soprattutto ai figli maschi. Ora vi racconterò come, un po’ per fortuna, direi, la situazione si è sbloccata e abbiamo avuto un nuovo inizio.
Zelda: Breath of The Wild
Estate 2017. La scuola è finita e inizia il suo momento dell’anno preferito, quello in cui c’è da dividersi fra la spiaggia con gli amici e il divano. Il momento perfetto per iniziare seriamente a… “leggere” stavate per dire? No. A impegnarsi su Zelda: Breath of The Wild, uno dei videogiochi per bambini ricevuti in regalo a maggio per il compleanno.
Uno fra i videogiochi per bambini più belli, stra consigliato, vero must have dei videogames, pieno di… dialoghi! Mannaggia a questo Link che chiacchiera con tutti e a questa Zelda che ricorda in continuazione i bei vecchi tempi. Diego si ritrova, un po’ per necessità e molto per interesse, a leggersi tutti i dialoghi. Giorno dopo giorno, legge tutti i dialoghi. Sempre più veloce e sempre meglio. E così va avanti per tutta l’estate. Zelda: Breath of The Wild è uno di quei videogiochi per bambini che potenzialmente porti avanti fino alla maturità. Alla volta di Ferragosto gli si accende una piccola lampadina nel cuore, una luce flebile ma sincera. Una neonata passione per quella cosa che si chiama “testo”, per i racconti, per i libri.
Facendo gli ultimi compiti estivi prima del rientro, notiamo un gran miglioramento su molti aspetti, inclusa la velocità e la scioltezza di lettura. Poi se ne accorge anche la maestra.
Un giorno Diego viene in cucina e mi dice: “Devi assolutamente preordinare il libro di Kiria, degli Eternalove”. Svengo. Mi riprendo. Mollo la cena sul fuoco perché quella era LA missione. Ordino il libro, arriva, se lo spolvera in meno di una settimana. Assetato. Ancora! Lo porto in libreria, anzi, mi ci tira lui e compriamo Diario di Un Guerriero, di Cube Kid. A seguire, abbiamo preso tutti gli altri della collana. L’ultimo acquisto è stato Halo Flood, trovato abbandonato in uno scaffale della Comet a 3 euro.
Il percorso di Diego non è finito perché oggi è in quarta elementare e sta ancora combattendo con le sue lacune, ma è migliorato tantissimo. Un po’ è perché ci siamo fatti dire da un esperto come andavano insegnate le cose a lui, un po’ è perché è diventato un lettore appassionato. Molto è per la sua forza di volontà.
I videogiochi che possono aiutare i nostri bambini
In questa storia i videogiochi per bambini rappresentano una chiave di svolta, o meglio, l’accetta che ha spezzato il legame fra la parola NOIA e LIBRI. Eliminato questo legame, avvicinarsi con curiosità al mondo dei libri è stato più facile. Leggere è stato più facile e tutto più divertente. Anche se ora continuiamo a scegliere titoli legati al mondo dei videogiochi (libri su Minecraft, libri scritti da Youtuber famosi, etc), sono sicura che prima o poi entrerà in casa anche dell’altro (ma, conoscendo i gusti di Diego, temo che passeremo direttamente a Stephen King).
Tre consigli mi sento, quindi, di dare alle altre mamme come me.
Primo: Non abbattetevi quando avete l’impressione che vostro figlio non riesca in qualcosa: quasi sicuramente è solo perché sta percorrendo la strada nel verso più difficile. Cancellate tutto e cominciate in un modo più personalizzato e mirato alle reali esigenze del vostro bambino.
Secondo: Se volete appassionarlo alla lettura, ma vi sembra una missione impossibile, iniziate proponendogli testi che trattino cose che lo interessano davvero. Se gli piace il calcio, comprategli la biografia di Messi. Ama cantare? Stampategli i testi delle canzoni. Se ama la magia, comprategli un libro sui trucchi da fare con le carte. Partite da qualcosa di affine ai suoi interessi prima di proporre Orgoglio e Pregidizio o un testo sulle donne leader.
Terzo: Non fate come la maestra d’italiano che, nonostante tutto, in terza continuava a dirmi: “Stare ai videogiochi non fa bene”.
Chi sono io per dirvi questo?
Sono una mamma come voi, una mamma che fra tante cose buone, ha fatto anche degli errori. Ad esempio, mi sono sentita sbagliata e inadeguata al ruolo perché le mie scelte non venivano condivise da tutti.
Un paio di mesi fa ho dato vita a un progetto online chiamato ZENDA, dedicato al mondo dell’infanzia e alle mamme che non sanno più a chi credere quando si parla di videogiochi per bambini. All’interno di ZENDA racconto come abbiamo inserito con successo i videogiochi nella nostra famiglia, nonostante la pesante disinformazione che ancora domina sull’argomento.
Venite a trovarmi sul BLOG o sulla pagina Facebook ZENDA, lasciate un Mi Piace e vi racconterò pro e contro dei videogiochi, in modo chiaro e trasparente. Ma poi, come sempre, la scelta finale starà a voi!
Gabriella
