Bambini iperattivi? La parola iperattività è di uso comune: ma la utilizziamo in maniera appropriata?
L’iperattività colpisce circa il 4% dei bambini, eppure almeno un genitore su 3 dichiara che suo figlio è iperattivo! I conti non tornano… Forse siamo a volte davvero un tantino esagerati? Magari i nostri “bambini iperattivi” sono semplicemente dei bambini vivaci?
Ma cos’è davvero l’iperattività? Come riconoscere i bambini iperattivi e la sindrome dell’AHDH (disturbo dell’attenzione)?
L’iperattività è una delle caratteristiche della sindrome dell’ AHDH, un disturbo neurobiologico a carico della corteccia pre-frontale e dei nuclei della base, ovvero una serie di strutture sottocorticali coinvolte nel controllo del movimento.
I bambini iperattivi presentano difficoltà di attenzione, e sono tipicamente disordinati e disorganizzati. La conseguenza più invasiva e destabilizzante di questa patologia sono le notevoli difficoltà di concentrazione che riscontrano i bambini affetti, visto che qualsiasi stimolo li distrae.
L’iperattività è dovuta fondamentalmente al disordine mentale che colpisce il bambino. Questo gli rende difficile gestire e filtrare gli stimoli sensoriali che gli arrivano dall’esterno.
Quindi dire di un bambino particolarmente vivace che è iperattivo è SBAGLIATO. L’iperattività in psicopatologia è un serio disturbo neurobiologico, che va trattato con le dovute cautele.
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Come riconoscere i bambini iperattivi?
La sindrome dell’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, ovvero disturbo dell’attenzione e dell’iperattività) è appunto un problema neuropsichiatrico. Interessa con maggior incidenza i bambini maschi in età scolare. Le bambine affette dalla sindrome dell’ADHD manifestano il loro disturbo attraverso difficoltà dell’attenzione. Mentre nei maschietti si aggiungono spesso delle caratteristiche di comportamento impetuoso ed estremamente vivace.
Ma qual è il limite tra vivacità e iperattività?
Innanzitutto bisogna dire che un bambino può risultare estremamente vivace o tranquillo a seconda della persona che ha di fronte e della sua tolleranza. Anche il fatto di non riuscire a concentrarsi in classe non deve allarmarci, perché è anche possibile che il bambino si distragga per noia o perché attirato maggiormente dagli stimoli esterni (e quindi l’idea di divertirsi con i compagni, di chiacchierare e socializzare con loro) piuttosto che prestare attenzione all’insegnante.
Per valutare se ci troviamo di fronte ad un disturbo dell’attenzione, dobbiamo avere una visione ampia della situazione; dobbiamo considerare quanto tempo durano i momenti di distrazione e quante volte durante il giorno si verificano, ma anche il contesto stesso nel quale si sviluppa il comportamento (succede solo a scuola o anche a casa o al parco?)
Bambini iperattivi: i sintomi del disturbo dell’attenzione
Un bambino con un problema di tipo neuropsichiatrico nasce così e quindi, seppur inizieremo a notare maggiormente il problema con l’ingresso a scuola, già nei primi anni di vita si manifestano i primi sintomi, come irrequietezza e difficoltà nel gestire le proprie emozioni. Si tratta di iperattività infantile.
Un bambino iperattivo quasi sempre nei primi anni di vita ha avuto disturbi del sonno, crisi di pianto frequenti, problemi con la regolazione dell’appetito, difficoltà a seguire le regole.
Infatti non succede quasi mai che iniziando il percorso scolastico un bambino si trasformi, passando da bambino tranquillo a bambino particolarmente vivace; se succede dovete ricercare le cause: probabilmente è solo una risposta alla nuova realtà e allo stress che può portarsi dietro. Valutate voi se il problema si ridimensiona con il tempo e con l’inserimento progressivo dentro la nuova realtà scolastica oppure no. Valutate anche se il bambino manifesta atteggiamenti particolarmente “agitati” per attirare la vostra attenzione (e quindi in questo caso manifesterà il comportamento solo in presenza dei genitori)
Iperattività: cure e rimedi
Prima di fare ricorso alla psicofarmacologia e alla medicalizzazione bisogna avere un quadro chiaro e completo della situazione, perché certe volte è possibile trattare il disturbo anche senza ricorrere alla medicalizzazione, attraverso percorsi sensoriali come la musicoterapia.
Tutto questo parlare perché? Per riflettere su quanto a volte utilizziamo le parole con leggerezza. Usiamole invece con cognizione di causa, perché l’iperattività è un disturbo serio e anche abbastanza delicato.
