Secondo la stima dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ogni anno in Italia nascono circa 500 bambini con problemi di udito (1 su 1000 nuovi nati). Numero che sale fino al 5 % nel caso di neonati ricoverati in terapia intensiva neonatale. Nei successivi 4 anni di vita questa cifra raddoppia raggiungendo i 2000 casi.
Per questo motivo, al momento della nascita, il test audiometrico rientra all’interno dello screening neonatale generale. Ha l’obiettivo di individuare eventuali malattie in una fase prematura, così da potere eventualmente intervenire in tempo.
Lo screening audiologico universale permette di individuare precocemente i problemi di udito nei bambini. Cosa molto importante in quanto prima si interviene più la soluzione riesce a essere efficace.
L’individuazione dell’ipocausia o della sordità per mezzo dello screening effettuato alla nascita è, pertanto, determinante per il miglioramento della vita dei bambini che ne sono affetti. I quali potranno recuperare tutte le loro funzioni cognitive e relazionali e non presentare quasi nessuna differenza rispetto ai bambini che non hanno problemi di udito.
Screening audiologico alla nascita
Purtroppo non ancora tutte le strutture sanitarie e le regioni italiane effettuano lo screening audiologico alla nascita. Per cui è bene sapere che, qualora questo esame non venga effettuato durante i primi giorni di vita e prima delle dimissioni è necessario rivolgersi ad un’altra struttura o al proprio pediatra per sottoporre il neonato al test.
È, in ogni caso, sempre consigliabile effettuare lo screening audiologico universale entro e non oltre il primo mese di vita. Così da potere ottenere una diagnosi precoce (entro i primi 3 mesi) ed eventualmente intervenire tempestivamente già entro i 4 mesi. Se il bambino non supera lo screening neonatale, viene subito indirizzato dal neonatologo o dal pediatra presso i centri di terzo livello per eseguire una valutazione più accurata.

Come si può riconoscere un problema di udito nei bambini?
I controlli regolari dell’udito, come abbiamo visto, iniziano (o dovrebbero indiziare) alla nascita e poi venire ripetuti prima dell’inizio della scuola e ancora successivamente secondo indicazione del pediatra.
Bisogna però prestare attenzione perché, durante i primi mesi di crescita e di sviluppo, se non facciamo i dovuti controlli – fra cui in primis lo screening alla nascita – non sarà facile capire se nostro figlio ha o meno problemi di udito. In generale, infatti, di solito genitori e insegnanti fanno fatica a riconoscere eventuali disabilità uditive nella quotidianità.
Ecco che allora, per individuare problemi di udito nei bambini, prestare attenzione a a qualche segnale come quelli di seguito indicati può essere di grande aiuto:
• Se presenta difficoltà nel seguire una conversazione.
• Quando viene chiamato alcune volte non risponde prontamente.
• Il bambino risponde spesso facendoci intendere di non aver compreso appieno.
• Si trova in confusione in ambienti rumorosi o affollati come cortili della scuola, feste di compleanno ecc..
• Lo sviluppo del linguaggio è in ritardo rispetto agli altri bambini della sua età.
• Il rendimento scolastico peggiora.
Alla presenza di uno di questi segnali – anche nei bambini più piccoli – è bene consultare subito il pediatra che consiglierà sicuramente di effettuare un test uditivo.

L’importanza di una diagnosi precoce
Purtroppo dalla sordità pediatrica infantile non si guarisce.
Però, come segnalato poc’anzi, se il problema di udito nei bambini viene preso in tempo -e cioè entro il primo anno di vita – questi potranno recuperare prontamente e vivere come tutti gli altri coetanei. Parliamo di bambini a cui il disturbo uditivo è stato diagnosticato precocemente e trattato adeguatamente.
A seconda del tipo di disabilità uditiva riscontrata, viene prescritta poi una specifica soluzione acustica il cui sistema è configurato da parte dell’audiologo sulla base delle personali esigenze del bambino. Successivamente, sarà essenziale affiancare anche una terapia di linguaggio regolare al fine di consentire lo sviluppo audio-linguistico e l’apprendimento ottimale del linguaggio stesso.
Benché i bimbi portatori di impianti acustici necessitino, solitamente, di tempi di apprendimento più lunghi e maggiore attenzione per imparare. Oggi, grazie ai validi sistemi in circolazione, i bambini trattati precocemente non riscontrano maggiori difficoltà rispetto a chi non soffre di problemi uditivi.
Tutte queste informazioni sono state gentilmente offerte da MED-EL, dal 1977 leader mondiale nel campo degli impianti per l’udito. In occasione della giornata mondiale dell’udito, ha presentato ADHEAR. La nuova soluzione a conduzione ossea che non necessita di intervento chirurgico e che rappresenta, ad oggi, il futuro nel campo delle tecnologie non impiantabili per la cura della perdita dell’udito.
Si ringraziano per l’intervento:
– la Dott.ssa Patrizia Consolino, Audiologa Foniatra, Responsabile percorso diagnosi e cura precoce della sordità infantile, Ospedale Martini ASL Città di Torino
– il Dott. Diego Di Lisi, Otorinolaringoiatra, Responsabile Centro di Audiologia ed impianti cocleari, Ospedale Martini ASL Città di Torino
Laura
– Questo post nasce da una reale collaborazione con MED-EL Italia-
