Tramite uno studio pubblicato anche su EclinicalMedicine, si è scoperto un collegamento tra fumo e alcol e la morte in culla o in utero. Tra le cause anche il lato sbagliato su cui dorme il neonato.
Fumo e alcol in gravidanza possono causare morte in culla o in utero. Lo confermano i risultati degli studi effettuati dall’Avera Health Center for Pediatric & Community Research di Sioux Falls (Sud Dakota), pubblicati anche sulla rivista scientifica EclinicalMedicine. La ricerca ha in effetti evidenziato aspetti fino ad ora mai effettivamente confermati che rapportano l’uso di fumo e alcol durante la gestazione all’aumento di probabilità di morte in culla. Una problematica fino ad oggi senza risoluzioni. Difatti, tale sindrome, conosciuta anche come “Sindrome della morte in culla”, in inglese Sids Sudden Infant Death Syndrome (SIDS), non trova ancora alcuna spiegazione scientifica.
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Non è stata ancora riscontrata una causa univoca, ma si ritrovano diversi fattori di rischio che possono essere generati da elementi di stress, da componenti ambientali, ma anche dalla condivisione del letto con mamma e papà. Sono in corso continui studi per ricercare le cause delle morti in culla, ma fino ad ora tutto ciò che sappiamo è che può essere d’aiuto molta precauzione.

Cos’è la morte in culla?
La morte in culla si manifesta con il decesso improvviso ed inaspettato di un neonato sano, rimanendo inspiegabile anche dopo esami post-mortem. La morte in culla si può evitare? Non è ancora chiaro, sebbene esistano modi per prevenirlo. Inoltre, se soccorse in maniera veloce, le vittime di Sids possono essere rianimate. Incorrendo comunque nel rischio di lesioni cerebrali permanenti dovute a anossia con conseguente possibile disabilità. Sotto studio ormai da anni, ciò che si è potuto constatare statisticamente da tale sindrome, riguarda la fascia d’età di neonati colpiti (nei neonati prematuri e fino all’anno di vita). Ma anche l’aumento della sua incidenza a causa delle mancate cure o poche precauzioni durante la gravidanza.
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La sindrome della morte in culla è purtroppo un fenomeno tutt’altro che raro. Recenti statistiche Istat, riportano come in Italia si parla del circa il 2,6 per cento dei decessi nel periodo post-neonatale (nel 2015 sono stati registrati 11 casi su 430). Con quasi una variazione nulla nel 2016. Come abbiamo sottolineato le cause non sono ancora state ben definite. Un ultimo studio d’oltreoceano sembra aver trovato maggiori fattori di rischio nell’alcol e nel fumo in gravidanza.

Le ultime ricerche effettuate
Le recenti analisi pubblicate si sono svolte tra il 2007 e il 2015 e sono stati presi sott’esame due luoghi molto popolati, ma estremamente diversi tra di loro. Città del Capo, nel Sud Africa, e cinque cittadine negli Stati Uniti. Il denominatore comune di tali posti riguarda l’alto numero di morti in culla e l’utilizzo di alcol in gravidanza.
Sono state analizzate circa 12mila gravidanze, monitorate dopo il primo trimestre e analizzando la storia clinica delle mamme. Uso di alcolici, fumatrici e non, stili di vita, problemi genetici, infezioni ecc..
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I risultati hanno fatto emergere un rischio di morti in culla di circa 12 volte maggiore rispetto alle partorienti che non hanno usato sostanze nocive durante la gravidanza.
La probabilità di morte in culla aumenta di cinque volte se le mamme si limitano a fumare dopo il primo trimestre, e di quattro volte se bevono soltanto. Le nostre osservazioni confermano una sinergia tra l’esposizione all’alcol e al fumo nell’aumentare il rischio di Sids“, Ha spiegato la dottoressa Amy J. Elliott a capo dello studio. Inoltre, ha aggiunto: “Il nostro è il primo studio prospettico su larga scala che studia da vicino il legame tra l’esposizione del nascituro all’alcol e al tabacco nel corso della gravidanza e il rischio di sindrome della morte in culla“.

Prevenzioni e rischi
In effetti, che il fumo e l’alcol fossero fattori di rischio per la delicatissima salute della mamma, del feto e poi del neonato, è risaputo. Ginecologi e medici ne vietano qualunque tipo di contatto durante la gestazione. Tuttavia, ci sono altri fattori riguardanti la morte in culla o la morte in utero che potrebbero avere un nesso (sebbene non qualificati come cause chiave), e che possono essere prevenute.
Per quanto riguarda la prevenzione di morte in utero in gravidanza, il consiglio è quello di mantenere uno stile di vita molto salutare. Gli alcolici in gravidanza, assieme al fumo, vanno eliminati. E’ meglio evitare birra, vino e superalcolici, allontanandosi anche dalle sigarette e dal fumo passivo. Inoltre, grande importanza viene dara anche all’alimentazione in gravidanza: dev’essere curata in tutte le sue forme (attraverso molte vitamine, proteine e carboidrati) correlando alla dieta anche eventuali cure prenatali. Sono precauzioni basilari per evitare complicazioni in utero o valori poco normali del feto durante il suo sviluppo.
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Diverso discorso va fatto post gravidanza: le maggiori cause della sids, riguardano una serie di combinazioni tra genetica, sviluppo del bambino, pessime abitudini e fattori di stress. Una delle cause da escludere, però, è il rigurgito da latte: esiste tale credenza secondo cui, il rigurgito notturno causi morti in culla. Niente di più inesatto, poiché tale rigurgito è una conseguenza di molto altro: cattiva digestione, mancanza di ruttino, ritmo nanna-cibo troppo celere, tosse e simili. Naturalmente esistono casi specifici e, quando si verifica, è sempre meglio chiedere un consulto medico, ma tendenzialmente il rigurgito da latte si correla alle cause delle morti in culla solo correlato ai problemi respiratori.
Fra le cause della SIDS rintracciamo principalmente:
- Problemi respiratori: ci riferiamo in particolar modo ad infezioni respiratorie, contratte in parti pre – termine. Possono provocare grossi blocchi di respirazione o causare altalenanti livelli di battito cardiaco (QT troppo lungo);
- Posizione in cui il neonato dorme: è una delle possibili cause, poiché spesso il neonato è posto in maniera sbagliata. Non dev’essere messo lateralmente o a pancia sotto, ma deve dormire sempre a pancia su per agevolare la respirazione;
- Condivisione del letto con i genitori: i bambini non devono essere lasciati dormire nel letto con mamma e papà. A differenza del letto matrimoniale, il lettino è fatto appositamente per i bambini e dev’essere posto in una stanza pulita, poco impolverata e spesso arieggiata. Va bene anche far dormire il piccolo nella vostra camera da letto, anzi fino ai 6 mesi almeno (ed anche fino all’anno di età) è assolutamente consigliato e preferibile, ma l’importante è che abbia il suo lettino;
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- Temperatura della stanza elevata: la stanza deve avere una temperatura stabile di circa 18-20 gradi, non di più. Il ché ci porta ad un’altra concausa;
- Eccessivo abbigliamento e coperte: coprire molto il bambino durante l’inverno non è una prevenzione. Rischia anzi di accalorare il piccolo e di renderlo stressato, instabile e sofferente. Ecco perché occorre usare indumenti leggeri e ambiente mite, mentre il lettino deve avere coperte preferibilmente di cotone. No ai cuscini e ai paracolpi. Assolutamente da evitare anche i peluche;
- Sigaretta e fumo passivo: sebbene si abbia maggiore concentrazione di fumo passivo quando si fuma, la nicotina si accumula comunque sui vestiti e se ne impregna tutto l’ambiente. Ergo, inevitabilmente, il bambino tende a respirarne sempre un certo livello e portare a problemi nella respirazione e nei suoi piccoli polmoni ancora in via di sviluppo. Proprio per questo dev’essere evitato il fumo, smettendo di fumare (se si ha il vizio del fumo) o evitando ambienti in cui il fumo è a livelli estremi.
Speriamo questo articolo, anche alla luce dei nuovi risultati della ricerca che vi abbiamo riportato, funga da monito per ricapitolare gli errori da non commettere.
Fonte: https://www.istat.it/it/files//2018/03/La-salute-riproduttiva-della-donna-1.pdf
