Woman's Experiences

Il secondo figlio: si, ma ci vuole coraggio!

6 settembre 2018

Pensare al secondo figlio.
Si, quando?


Io sono già esaurita con una, penso che per il secondo avrei bisogno prima di chiudermi un anno a fare meditazione.
Mi lamento, lo so sembra ormai sia diventato per me un lavoro, lo faccio anche un po’ con ironia, ma che vi devo dire? Questa è la mia verità e, come sapete, io sono sincera con voi. Nel bene e nel male.

Mi piacciono le famiglie numerose, mi piacciono le famiglie giovani numerose, vorrei un secondo figlio e non vorrei averlo tardi, ma in questo momento alterno momenti di pura estasi a momenti di grande sconforto.
La mia situazione è abbastanza particolare: a causa del lavoro di mio marito io, da quando ho scoperto di essere incinta, ho abitato 7 appartamenti in 3 città diverse, i nonni e gli affetti sono chiaramente distanti, ho una figlia che è stata impegnativa sin da subito e nessuna intenzione di vivere in balia di questi cambiamenti dimenticandomi della mia esistenza.
Lavinia adesso ha 2 anni e 3 mesi e la situazione è decisamente più facile di prima, ma comunque impegnativa fisicamente e psicologicamente. Per fortuna da qualche tempo si è presa la buona abitudine di farci dormire la notte (anche se sempre accanto a noi nel suo side-bed), ma, fino a qualche mese addietro, si svegliava anche 4 volte a notte. Cioè, sto ricominciando ad assaporare l’ebbrezza di dormire più di un’ora di fila solamente adesso.
Per la legge del contrappasso va detto pero che prima mangiava di tutto, ora invece siamo in piena fase capricci e quindi per farla mangiare devo adottare tattiche che variano dai trucchi del mago Zurlì ai video russi/inglesi/giapponesi che solo lei sa come li trova sull’i pad.
Ma soprattutto mia figlia ve la consiglio nella fase dell’addormentamento: mezz’ora di canti e balli al pomeriggio, un’ora di minacce la sera (o meglio a mezzanotte).
Ok, adesso vi starò sembrando una pazza. Ed è vero, questo sfogo è abbastanza colmo di enfasi. Sto scrivendo come se davanti a me ci fosse un’amica a cui chiedere di rincuorarmi. Anche se in fondo non ne ho davvero bisogno perché so che, per quanto ogni bambino faccia storia a sé e attraversi milioni di fasi, ogni mamma ha i suoi momenti di up & down.
Io quando sono in up chiamo mio marito e gli dico “facciamolo!”, quando sono in down penso che vorrei prima aspettare che la vita diventi davvero più facile, assaporarne un po’ e poi ricominciare. E poi penso a chi mi dice “guarda che poi se aspetti troppo alla fine non lo fai più!” e allora sono di nuovo a gridare “facciamolo!” per poi ripensarci il giorno successivo.
Insomma, un bel casino no? Dovrei sentirmi pronta oppure non ci si sente mai davvero pronte per farlo? Dovrei far passare un po’ di tempo o lanciarmi subito in questa nuova avventura?
Boh….
Altre questioni non meno importanti per sono:
– I soldi
Sia io che mio marito lavoriamo e guadagniamo, non siamo sul lastrico e non ci possiamo lamentare soprattutto visto lo stato delle cose in Italia, però ragazzi, a fine mese i conti si fanno eccome! E, se si fanno con una, figuriamoci con due! E anche lì i pensieri in up & down per me che sono diventata ormai più ingarbugliata di Marzullo, spuntano come i funghi: “dove si mangia in tre si mangia in quattro!” Avrebbe detto mia nonna. Ho capito, ma perché devo far mangiare ai miei figli sempre la solita minestra se magari fra qualche anno potrei offrirgli il pesce fresco? (Magari eh…) Chiaramente parliamo per metafore che poi stanno a significare asilo, istruzione, vestiti, viaggi, cultura e chi più ne più ne metta.
E anche qui aggiungerei un bel… boh…

– la salute
Sento tante mamme che per l’eccessivo carico finiscono con il perdere i propri figli in gravidanza quando ne hanno già uno che richiede ancora particolari attenzioni. Mia suocera mi racconta che così è stato dopo mio marito per averlo preso in braccio con un movimento poco consono. Questo pensiero mi fa venire il terrore: io l’ultimo trasloco l’ho fatto praticamente da sola perché mio marito si era già trasferito nella nuova sede e solo il pensiero di affrontarne un altro magari in gravidanza mi sconvolge. E se dovesse capitare una gravidanza a rischio che richiede assoluto riposo, a mia figlia chi glielo spiega?!
Ma vogliamo parlare del parto? Io ho avuto un parto bruttissimo. Magari anche mal gestito se proprio vogliamo dirla tutta. Ma, alla fine della fiera, mia figlia è rimasta letteralmente incastrata dalle 2 alle 11 del mattino quando poi è stata finalmente estratta con ventosa in totale sofferenza. Mia e sua. Io sono stata dilaniata con una quantità di punti che non ve la racconto nemmeno. Per farvi capire vi dico solo che ancora, dopo più di due anni, provo dolore alla cicatrice e che la nuova ginecologa della nuova città in cui vivo mi ha consigliato per il futuro un nuovo parto naturale per collezionare una nuova lacerazione e farmi ricucire meglio (Ottime prospettive non vi pare?).
In quanto a lei, solo il fatto di poterlo raccontare mi fa sentire fortunata, ma la forma della sua testa non è ancora come dovrebbe essere e lo stesso vale anche per il suo orecchio destro.

Amen. C’è di peggio. Molto di peggio. Sono e siamo fortunate, la mia famiglia è fortunata perché gode di amore e salute, la mia vita è radiosa perché, anche se le occhiaie non lo direbbero, sono felice di tutto, anche delle notti insonni, ma che vi devo dire? Io questo secondo figlio lo voglio, ma…più ci penso, più ci ripenso…

Laura

You Might Also Like

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza dei visitatori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.